un uomo romantico e ribelle che ha rinunciato alle cose materiali. Questo blog, cari amici, e' dedicato alla memoria del poeta guerrigliero peruviano Javier Heraud ucciso a 21 anni sul rio Madre de Dios al confine tra Bolivia e Perù.
Dall'America Latina, per gli italiani che non sanno, che ignorano. Javier Heraud rappresenta tutti i giovani poeti ribelli che hanno dato in America Latina la loro vita per un ideale di giustizia sociale. Questo blog è anche un appello perchè in Italia associazioni culturali, politiche diano un contributo di conoscenza e solidarietà ricordando con il nome di Javier il sacrificio di tanti altri. Cercheremo di pubblicare a poco a poco l'intero poemario che i compagni di Javier hanno raccolto in Peru', un poemario che sara' tradotto in Italiano seguendo le orme di Antonio Porta che lo scopri' nel 70 e lo propose a Feltrinelli, ma senza le lettere di Pablo Neruda, di Jorge Guillen, di Mario Benedetti, di Juan Gelman, di Julio Cortazar e di tanti altri scrittori e poeti che lo vollero riconoscere grande e lo ricordano nelle loro opere. Lunga vita a tutti i poeti ribelli che non abbandonano la lotta per un mondo migliore e per una vita degna.
Joseph Campbell, Riflessioni sull'arte di vivere, Oriente ed Occidente, Miti per vivere, Il volo dell'anitra selvatica (esplorazioni nella dimensione del mito)
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Eduardo Galeano, Le vene aperte dell'America latina,Le labbra del tempo, Il libro degli abbracci; El futbol a sol y sombra; Los fantasmas del dia del leon ed altre cronache con prologo di Mario Benedetti
Jorge Icaza, Huasipungo
Gherardo Colombo, Il vizio della memoria
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Elio Vittorini, Le città del mondo; Il garofano rosso
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Vitezslav Nezval, La donna al plurale (poesie)
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Darcy Ribeiro, Le Americhe e la Civiltà (formazione e sviluppo ineguale dei popoli americani)
Pierre Chaunu, Storia dell'America Latina
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Osvaldo SorianoTriste, solitario y final
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Alda Merini, Tutte le poesie
Pedro Salinas, Vigilia del piacere (vispera del gozo), La voce a te dovuta, Razon de amor
Vicente Aleixandre, Distruzione o amore; Sombra del paraiso
Miguel De Unamuno, Antologia poetica
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Cèsar Vallejo, Poesie
Delmira Agustini, Poesias completas
Idea Vilarino, Poesias (1945-1990)
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Plutarco, L'arte di ascoltare
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Curzio Malaparte, Sodoma e Gomorra
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V.S. Naipaul, Fedeli a oltranza
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Paolo Rossi, Il passato, la memoria, l'oblio
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S.H. Steinberg, Cinque secoli di stampa
Federico Sposato, La civiltà della carta
Robert Escarpit, Scrittura e comunicazione
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Mario Infelise,I libri proibiti
Gabriele Mandel, Corano senza segreti
Antonino Pellitteri, Mondo arabo-islamico
Ahmed Djebbar,Storia della scienza araba
Seyed Hossein Nasr,Sufismo
Olivier Carrè,L'Islam Laico
Carl W.Ernst,Il grande libro della sapienza Sufi
Mistica ebraica(testi della tradizione segreta del giudaismo dal III al XVIII secolo a cura di Giulio Busi e Elena Lowental)
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Noam Chomsky,Capire il potere
Johann Fichte,Lezioni sulla Massoneria
Giuliano Di Bernardo, Filosofia della massoneria
Mircea Eliade,Trattato di storia delle religioni
Bent Parodi,L'iniziazione; Architettura e mito; Oltre lo zero
Fulcanelli,Il mistero delle cattedrali
Peter Brooks, Trame (Intenzionalità e progetto nel discorso narrativo)
Ludwig Wittgenstein,Lezioni e Conversazioni (sull'etica,l'estetica, la psicologia e la credenza religiosa)
Al momento di marciare molti non sanno che alla loro testa marcia il nemico. La voce che li comanda è la voce del nemico. E chi parla del nemico è lui stesso il nemico (Bertold Brecht)
..."quando in un paese si uccidono i poeti vuol dire che quel paese è malato. L'Italia è sensibilmente malata dal 1975, quando fu ucciso Pasolini". (Giovanna Marini, Il Manifesto. 30 dicembre 2007)
Non ti stancare mai di strappare spine, di seminare all'acqua e al vento. La storia non miete a giugno ne' vendemmia a ottobre. Ha una sola stagione: il tempo. (Ignazio Buttitta,poeta siciliano. Scritto su un muro di Ustica,1970)
"...Caro amico, sono certissima che intorno al 1990 le donne avranno ottenuto tutto. Il loro potere in Occidente superera' perfino quello delle societa' matriarcali. Ma non daranno piu' amore e meno ancora ne riceveranno... Mi rallegra pensare che non vedro' un mondo simile". (Ida Rubinstein - Lettera a Igor Stravinsky, Parigi, 25 maggio 1914)
IL SILENZIO “V'è un grande aiuto nel silenzio. Il suo tocco ci rinnova la vita... Nel silenzio sentiamo la voce della verità . I templi e i mercati umani echeggiano tutto il giorno e la notte del clamore delle menzogne, delle imposture e delle ciarlatanerie. Ma nel silenzio la falsità non può vivere; nel silenzio non si può far galleggiare la menzogna. La menzogna va sostenuta in aria a forza di fiato: lasciatela cadere nel silenzio ed affonderà ...Il silenzio è la sola cosa vera della quale ci possiamo impadronire in questo mondo di sogni fugaci. Il tempo è un'ombra che svanirà con il crepuscolo dell'umanità ; ma il silenzio è una parte dell'eternità . Tutto quanto è vero e durevole fu insegnato al cuore dell'uomo dal silenzio. Su tutte le nazioni si dovrebbero levare vasti templi dove la gente potesse adorare il silenzio ed ascoltarlo". (J.K.Jerome (1859-1927) "Diario di un pellegrinaggio").
Follia non è sapere che di tutti
quei trentamila giorni che viviamo
ne resteranno forse dieci o venti
ben vivi alla memoria. Ma è pensare
che per qualche disordine o disguido
o inframettenza di diavoli scaltri,
quei dieci o venti giorni a cui si affida
la nostra vera storia
non son quelli, ma altri.
( Maria Luisa Spaziani "Transito con catene" 1977 )
Ho l'impressione che la mia nascita sia
alquanto posteriore alla mia residenza quì.
Risiedevo già qui, e poi vi sono nato.
(Jorge Luis Borges )
Il servo non sa quel che fa il suo padrone, poichè questi gli dice soltanto dell'azione, non del fine da raggiungere; e perciò vi si assoggetta servilmente e spesso peccando contro il fine. Ma Gesù Cristo ci ha insegnato il fine. E voi lo distruggete.
( Pascal )
Sainte-Beuve rinuncierebbe a Kant e a Spinoza, pur di avere le memorie di Aspasia ( Julien Benda, Belphègor)
L'America è il paese dell'avvenire. Nel futuro mostrerà la sua importanza storica, forse attrraverso una guerra tra Nord e Sudamerica.
(Hegel)
Il peggior errore che possono commettere i rivoluzionari è guardare indietro, verso le rivoluzioni del passato, mentre la vita ci offre tanti elementi nuovi.
( V Lenin )
Il fatto che tutti i membri di un partito politico debbono essere considerati degli intellettuali, è un'affermazione che può prestarsi allo scherzo e alla caricatura....
( Antonio Gramsci)
Fino a quando milioni di famiglie vivranno in condizioni economiche tali che il loro modo di vita, i loro interessi e la loro cultura li separeranno da quelli dell'altra classe ponendoli in un atteggiamento ostile, costituiranno una classe.
Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull'opposixione di classe. La liberazione di questa classe oppressa presuppone necessariamente la creazione di una nuova società .
( Karl Marx )
Le strutture del potere. Si dice che studiamo la storia per liberarci di essa. La storia dell'èlite di potere è uno dei casi più evidenti che si adatta a questa massima. ( C. Wright Mills )
Molte cose perde l'uomo che a volte torna a trovare. Ma vi devo insegnare ed e' bene ricordarlo che se si perde la vergogna giammai si torna a trovarla. (Muchas cosas pierde el hombre
Que a veces las vuelve a hallar-
Pero les debo enseñar
Y es bueno que lo recuerden-
Si la vergüenza se pierde
Jamás se vuelve a encontrar) (Martin Fierro)
Hai risposto senza dire niente:questa è politica. Impari presto! (Lawrence d'Arabia)
Le tue mancanze come figlio sono il mio fallimento come padre (Marco Aurelio)
Non è che muoia d'amor, muoio di te.
Muoio di te, amore, d'amor di te,
d'urgenza mia della mia pelle di te,
della mia anima, di te e della mia bocca
e dell'insopportabile che sono senza te.
Muoio di te e di me, muoio d'ambedue,
di noialtri, di questo,
straziato, diviso,
mi muoio, ti muoio, lo moriamo.
Moriamo nella mia stanza dove sono solo,
nel mio letto dove manchi,
nella strada dove il mio braccio va vuoto,
nel cinema e nei parchi, i tram
i posti dove la mia spalla
abitua la tua testa
e la mia mano la tua
e tutto so di te come me stesso.
Moriamo nel luogo che ho prestato all'aria
perchè tu stessi fuori di me,
e nel posto dove finisce l'aria
quando ti butto la mia pelle addosso
e ci conosciamo in noialtri,
separati dal mondo, felice, penetrata,
e certamente, interminabile
Moriamo, lo sappiamo, lo ignorano, ci moriamo
tra noi due, ora, separati,
l'un dall'altro, giornalmente,
cadendo in molteplici statue,
in gesti che non vediamo
nelle nostre mani che ci cercano
Moriamo, amore, muoio nel tuo ventre
che non mordo ne bacio,
nei tuoi muscoli dolcissimi e vivi,
nella tua carne senza fine, muoio di maschere,
di triangoli oscuri e incessanti.
Muoio del mio corpo e del tuo corpo,
della nostra morte, amore, muoio, muoriamo.
Nel pozzo d'amore a tutte le ore,
inconsolabile, a grida ,
dentro di me, voglio dire, ti chiamo,
ti chiamano quelli che nascono, quelli che vengono
dietro, di te, quelli che arrivano a te.
Moriamo, amore, e non facciamo nulla
se non morire di più, ora dopo ora,
e scriverci, e parlarci e morire.
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No es que muera de amor...
No es que muera de amor, muero de ti.
Muero de ti, amor, de amor de ti,
de urgencia mía de mi piel de ti,
de mi alma, de ti y de mi boca
y del insoportable que yo soy sin ti.
Muero de ti y de mi, muero de ambos,
de nosotros, de ese,
desgarrado, partido,
me muero, te muero, lo morimos.
Morimos en mi cuarto en que estoy solo,
en mi cama en que faltas,
en la calle donde mi brazo va vacío,
en el cine y los parques, los tranvías,
los lugares donde mi hombro
acostumbra tu cabeza
y mi mano tu mano
y todo yo te sé como yo mismo.
Morimos en el sitio que le he prestado al aire
para que estés fuera de mí,
y en el lugar en que el aire se acaba
cuando te echo mi piel encima
y nos conocemos en nosotros,
separados del mundo, dichosa, penetrada,
y cierto , interminable.
Morimos, lo sabemos, lo ignoran, nos morimos
entre los dos, ahora, separados,
del uno al otro, diariamente,
cayéndonos en múltiples estatuas,
en gestos que no vemos,
en nuestras manos que nos necesitan.
Nos morimos, amor, muero en tu vientre
que no muerdo ni beso,
en tus muslos dulcísimos y vivos,
en tu carne sin fin, muero de máscaras,
de triángulos oscuros e incesantes.
Muero de mi cuerpo y de tu cuerpo,
de nuestra muerte ,amor, muero, morimos.
En el pozo de amor a todas horas,
inconsolable, a gritos,
dentro de mi, quiero decir, te llamo,
te llaman los que nacen, los que vienen
de atrás, de ti, los que a ti llegan.
Nos morimos, amor, y nada hacemos
sino morirnos más, hora tras hora,
y escribirnos y hablarnos y morirnos.
Jaime Sabines Messico 1926-1999.Biografia in
http://es.wikipedia.org/wiki/Jaime_Sabines
Un menestrello colombiano canta la solitudine del suo paese ed invoca una invasione continentale per porre fine agli squadroni della morte, ridare il sorriso agli abitanti, l'assistenza sanitaria ai bimbi. Una grande metafora in poesia sulle peculiarita' dei paesi latinoamericani e la loro solidarieta', come risposta alla crisi causata dal governo Uribe....
" ... Siamo soli, alla destra della mappa
Solo ci accompagna il nostro buon amico
Quello che invase il paese delle mille e
una notte "
Magari ci invadessero
E ora che succede,
se siamo rimasti soli,
sarebbe meglio che ci invadessero.
Sarebbe una benedizione per la nostra terra
se circondassero le nostre frontiere
e ci invadessero i nostri
fratelli latino americani.
Che ci invadano gli equadoriani,
così torneremmo ad avere
dal tenero mais il cuore che abbiamo perso.
Che ci invadano i cubani
così i nostri bambini
siano educati gratuitamente
senza morire alle porte
degli ospedali privati.
Che venga il meglio della nostra America
Che venga un contingente
di ragazze brasiliane
che ci facciano l'amore fino
a perdere la poca forza necessaria
per premere il grilletto.
Sarebbe meglio per la Colombia
una invasione brasiliana in grande scala
Di colpo, così, un giorno qualsiasi
vinceremmo i mondiali di calcio.
Abbiamo urgente bisogno
di una invasione venezuelana
per tornare a dire
le cose con chiarezza,
con franchezza, senza ipocrisie
Con eloquenza bolivariana
ci serve con urgenza
una invasione boliviana
Che ci tolga questa vergogna
di essere indios, questa vergogna,
che ci condanna eternamente
al peggiore dei sottosvluppi
Chiedo con ansia l'invasione
di truppe di piqueteros argentini,
di madri e nonne di piazza
che ci raccontino storie
dove potremmo riconoscere
le nostre proprie storie.
Che vengano truppe spagnole e cilene
a raccontarci come imputridisce il cuore
di una patria fascista.
Vengano gli uruguagi con i loro mate amari
a parlarci la milonga dolce e triste
dei loro desaparecidos
Che vengano tutti i fratelli
del mondo in questa terra dimenticata
a farci capire che il nostro
Paese non è il migliore del mondo,
perchè è una patria ingiusta
Che Colombia è passione..
e morte.
Magari ci invadesse la batucada festiva
per terminare col nostro lutto,
per terminare con questo silenzio assordante.
Siamo soli, alla destra della mappa
Solo ci accompagna il nostro buon amico
Quello che invase il paese delle mille e una
notte
Lizardo Carvajal
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Ojala nos invadan
Y ahora qué más da;
si nos hemos quedado solos,
que nos invadan sería lo mejor.
Sería una bendición para nuestra tierra
que rodeen nuestras fronteras
y que nos invadan nuestros
hermanos latinoamericanos.
Que nos invadan los ecuatorianos,
tal vez así volvamos a tener
de tierno maíz el corazón que perdimos.
¡Que nos invadan los cubanos!
Para que nuestros niños
se eduquen gratuitamente
y no mueran en las puertas
de los hospitales privados.
Que venga lo mejor de nuestra América.
Que venga un contingente
de garotas brasileras
que nos hagan el amor hasta
perder la leve fuerza que se necesita
para apretar un gatillo.
Sería lo mejor para Colombia
una invasión brasilera a gran escala;
De pronto así, algún día,
ganemos un mundial de fútbol.
Necesitamos urgentemente
una invasión venezolana,
para volver a decir
las cosas con claridad,
con franqueza, sin santaderismos,
Con elocuencia bolivariana.
Se requiere con urgencia
Una invasión boliviana,
Que nos quite esa vergüenza
de ser indios; esa vergüenza,
que nos condena eternamente
al peor de los subdesarrollos.
Reclamo con ansias la invasión
De tropas de piqueteros argentinos,
De madres y abuelas de plaza,
Que nos cuenten historias
En donde podamos reconocer
nuestras propias historias.
Que vengan tropas españolas y chilenas,
a contarnos como se pudre el corazón
de una patria fascista.
Vengan los uruguayos con sus mates amargos
a contarnos la milonga dulzona y triste
de sus desaparecidos.
Que vengan todos los hermanos
del mundo a esta tierra olvidada
a hacernos entender que nuestro
país no es el mejor país del mundo,
porque es una patria injusta.
Que Colombia es pasión...
y muerte.
Ojala nos invadan la batucada festiva
que acabe con nuestro luto,
que acabe con este silencio que aturde.
Estamos solos, a la derecha del mapa.
Sólo nos acompaña nuestro buen amigo
El que invadió el país de las mil y una noches.
Lizardo Carvajal
Lizardo Carvajal è nato nel 1979 nella popolosa città colombiana di Santiago de Cali, città tropicale e "salsera" per eccellenza. Figlio della canzone latinoamericana, cantautore urbano, erede purissimo di grandi trovadores come Víctor Jara, Georges Brassens, Chico Buarque de Hollanda e Silvio Rodríguez, Lizardo ha portato con esito le sue canzoni in paesi come Cuba, Venezuela, Ecuador, Perú, Bolivia, Chile, Argentina, Uruguay y Brasil. Con una presenza costante in scenari pubblici, università, scuole caffè concert e saloni popolari.
Lizardo Carvajal e' un trentenne carismatico, aperto, ma crudo ed incisivo nelle sue strofe; impegnato nella denuncia, ma lontano dai panflet. Ha cantato assieme a figure gia' mitiche come il cubano Vicente Feliù, all'argentino Diego Dana ed al cileno Eduardo Peralta. Le sue canzoni riescono a stabilire un legame indistruttibile con il pubblico. Prevale la satira ed una sottile e struggente ironia. Figlio della nuova Trova, Lizardo in fondo resta un romantico cantore delle passioni, della giustizia sociale, delle contraddizioni dell'Impero.
I suoi lavori musicali lasciano meravigliati per la ricchezza del linguaggio e la sonorità. E' un canto rivolto al mondo contemporaneo ed alle sua grandi ingiustizie.
Ha prodotto Fabulario nel 2005 e Rosso nel 2007
Amico, non e' possibile ne' nascere ne' morire
se non con un altro. E' bene
che l'amicizia le tolga
al lavoro quella faccia da castigo
e all'allegria quest'aria illecita di furto.
Come potrai stare da solo nell'ora
completa, dove le cose e tu parlano e parlano,
fino all'alba ?
---------------------------- Rosario Castellanos, poetessa messicana 1925- 1974.
-------------- Destino
Uccidiamo quel che amiamo. Il resto
non é stato vivo mai.
Nessuno é cosi vicino. Nessun altro é ferito
da un oblio, da un'essenza, a volte da meno.
Uccidiamo quel che amiamo. Finisca ormai questa asfissia
di respirare con un polmone altrui!
L'aria non basta
per entrambi. E non basta la terra
per i corpi uniti
e la razione della speranza é poca
e il dolore non si può spartire.
É l'uomo un animale di solitudini,
cervo con una freccia nel fianco
che fugge e perde sangue.
Ah, ma l'odio, la sua fissità insonne
dalle pupille di vetro; il suo modo d'essere
che al tempo stesso è riposo e minaccia.
Il cervo va a bere e nell'acqua appare
il riflesso di una tigre.
Beve il cervo l'acqua e l'immagine. Diventa
—prima che lo divorino— (complice, affascinato)
uguale al suo nemico.
Diamo la vita solo a quel che odiamo.
questa poesia è stata tradotta da Carlo Coccioli e Tullio Ristori
-------------------------- APELACIÓN AL SOLITARIO
Es necesario, a veces, encontrar compañía.
Amigo, no es posible ni nacer ni morir
sino con otro. Es bueno
que la amistad le quite
al trabajo esa cara de castigo
y a la alegría ese aire ilícito de robo.
¿Cómo podrías estar solo a la hora
completa, en que las cosas y tú hablan y hablan,
hasta el amanecer?
----------------------------------------- Destino
Matamos lo que amamos. Lo demás
no ha estado vivo nunca.
Ninguno está tan cerca. A ningún otro hiere
un olvido, una ausencia, a veces menos.
Matamos lo que amamos. ¡Que cese ya esta asfixia
de respirar con un pulmón ajeno!
El aire no es bastante
para los dos. Y no basta la tierra
para los cuerpos juntos
y la ración de la esperanza es poca
y el dolor no se puede compartir.
El hombre es animal de soledades,
ciervo con una flecha en el ijar
que huye y se desangra.
Ah, pero el odio, su fijeza insomne
de pupilas de vidrio; su actitud
que es a la vez reposo y amenaza.
El ciervo va a beber y en el agua aparece
el reflejo de un tigre.
El ciervo bebe el agua y la imagen. Se vuelve
—antes que lo devoren— (cómplice, fascinado)
igual a su enemigo.
Prodigo corpo:
dio, animale dorato,
fiera di seta e sogno,
pianta e astro.
Fonte incantata
nel deserto.
Sono sabbia: la tua immagine
la bevo da ogni poro.
Onda rotonda e liscia
Nel tuo carcere di nardi
le formiche divorano
la mia pelle di naufrago.
II
La tua bocca, frutto aperto
al baciarla offre
perle in una chicchera
di miele e amarene.
Donna: antologia
di frutti e nidi
letta e riletta
con i miei cinque sensi.
III
Nuca:
nascondiglio nel bosco,
lepre rannicchiata
sotto i fiori
in mezzo al torrente.
Alabastro lavato
miniera
e arnia di mieli
Nido
di neve e di piume.
Pane rotondo
di una festa di albore.
IV
Il tuo corpo eternamente si bagna
nella cascata della tua chioma,.
acqua lustrale che scende
accarezzando rocce.
La cascata vorrebbe essere un'aquila
ma le sue fine ali si indeboliscono:
agonia di seta
sull'ardente deserto della tua spalla.
La cascata vorrebbe essere un albero,
tutta una selva in fiamme
con le sue lingue a lambire
la tua armatura d'argento
di giovane combattente vittoriosa,
unica sovrana della terra.
Il tuo corpo si consuma eternamente
tra le fiamme della tua chioma.
V
Fronte: vaso d'oro,
lampada nella nevicata
chiocciola di sogni
sigillata dalla luna.
Nascente corolla,
albergo di coralli,
bocca: grotta di un dio
di segreti alveari.
VI
Il tuo corpo è un tempio d'oro,
cattedrale d'amore
dove entro in ginocchio.
Splendore intravisto
della verità senza veli.
Che abbondanza di gigli!
Quante segrete lampade
sotto la tua pelle, sfere
dipinte dall'alba!
Vivente, unico tempio:
La divinità e il devoto
salgono assieme in cielo.
VII
Il tuo corpo è un giardino, massa di fiori
e giunchi animati.
Dominio dell'amore: nei suoi colli
inseguo gli eterni splendori.
Acqua dorata, specchio ardente e vivo
con colombe sospese in volo,
feudo di velluto,
paradiso nuziale, cielo affascinante.
Regione di gigli, patria pura
che la mia mano rincorre in un istante
Le mie labbra nel tuo specchio palpitante
affrettano sorgenti di dolcezza
Isola per le mie braccia nuotatrici,
santuario del sospiro:
Sul tuo territorio, amore, muoio
albero strangolato dai fiori
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CUERPO DE LA AMANTE
Jorge Carrera Andrade*
I
PRÓDIGO cuerpo:
dios, animal dorado,
fiera de seda y sueño,
planta y astro.
Fuente encantada
en el desierto.
Arena soy: tu imagen
por cada poro bebo.
Ola redonda y lisa:
En tu cárcel de nardos
devoran las hormigas
mi piel de náufrago.
II
TU boca, fruta abierta
al besar brinda
perlas en un pocillo
de miel y guindas.
Mujer: antología
de frutas y de nidos,
leída y releída
con mis cinco sentidos.
III
NUCA:
escondite en el bosque,
liebre acurrucada
debajo de las flores,
en medio del torrente,
Alabastro lavado
mina
y colmena de mieles.
Nido
de nieves y de plumas.
Pan redondo
de una fiesta de albura.
IV
TU cuerpo eternamente está bañándose
en la cascada de tu cabellera,
agua lustral que baja
acariciando peñas.
La cascada quisiera ser un águila
pero sus finas alas desfallecen:
agonía de seda
sobre el desierto ardiente de tu espalda.
La cascada quisiera ser un árbol,
toda una selva en llamas
con sus lenguas lamiendo
tu armadura de plata
de joven combatiente victoriosa,
única soberana de la tierra.
Tu cuerpo se consume eternamente
entre las llamas de tu cabellera.
V
FRENTE: cántaro de oro,
lámpara en la nevada,
caracola de sueños
por la luna sellada.
Aprendiz de corola,
albergue de corales,
boca: gruta de un dios
de secretos panales.
VI
TU cuerpo es templo de oro,
catedral de amor
en donde entro de hinojos.
Esplendor entrevisto
de la verdad sin velos:
¡Qué profusión de lirios!
¡Cuántas secretas lámparas
bajo tu piel, esferas
pintadas por el alba!
Viviente, único templo:
La deidad y el devoto
suben juntos al cielo.
VII
TU cuerpo es un jardín, masa de flores
y juncos animados.
Dominio del amor: en sus collados
persigo los eternos resplandores.
Agua dorada, espejo ardiente y vivo
con palomas suspensas en su vuelo,
feudo de terciopelo,
paraíso nupcial, cielo cautivo.
Comarca de azucenas, patria pura
que mi mano recorre en un instante.
Mis labios en tu espejo palpitante
apuran manantiales de dulzura.
Isla para mis brazos nadadores,
santuario del suspiro:
Sobre tu territorio, amor, expiro
árbol estrangulado por las flores.
Jorge Carrera Andrade (Ecuador -Quito, 1902 – 1978) Poeta, diplomático e viaggiatore, Carrera Andrade è stato un innovatore della poesia ecuadoriana che arricchi con metafore e strutture di origine giapponese Tra le sue opere: "Estanque Inefable" (1922), "Registro del Mundo" (1922), "Rol de la Manzana" (1926), "La Guirnalda del Silencio" (1926), "Boletines de mar y tierra", (prologo di Gabriela Mistral -1930). "Biografía para uso de los pájaros" (1937), "Microgramas" (1940), "Mirador Terrestre", "Lugar de Origen", "El Visitante de la Niebla", "Rostros y Climas", "La tierra siempre Verde" (1955), "Viaje por Países y Libros" (1964), e "El Fabuloso Reino de Quito". Distinte le sue traduzioni dal francese: "Antología poética de Pierre Valéry" e "Poesía Francesa Contemporanea". Nel 1976 venne candidato al Premio Nobel per la letteratura. E' stato ministro degli esteri. E ricevette il premio nazionale di Cultura "Eugenio Espejo".
Verso il 1925 in Ecuador si ebbe un risveglio politico. Si organizzarono i partiti di sinistra. Nel 1930 comincia una letteratura di denuncia sociale e di protesta. "Da quel momento promisi a me stesso di dedicare i miei sforzi alla difesa della classe oppressa", dice Carrera Andrade nella sua autobiografia "il Vulcano ed il colibrì ", pubblicata in Messico nel 1970 . Ai partiti appena organizzati aderiscono subito i poeti dell'avanguardia che seguono Carrera Andrade ed Escudero, il precursore Hugo Mayo; poi gli altri, Reyes, León, Lasso... Questa generazione, che mette fine alla nostalgia del passato ed a quella del paese illusorio dove vivevano i poeti, affronta assieme ai romanzieri in modo diverso la realtà, la rifiuta piu' dei modernisti non perchè volgare ma perchè ingiusta. Senza lamenti, ma aprendo un fronte di battaglia sociale. Influiscono nel pensiero e nelle azioni di questa generazione - nella poesia- la Rivoluzione di Ottobre, la Rivoluzione messicana, la rivoluzione del surrealismo.
Edith Lagos è uno dei nomi sopravvissuto a oltre 70 mila morti anonimi del conflitto armato che ha martoriato il Perù tra il 1980 e il 2000. Edith era una giovane poetessa con una forte autodisciplina. Assieme ad altri giovanissimi- gran parte donne- alcune di 16 0 17 anni, prese parte alla lotta armata di Sendero Luminoso sin dagli inizi. Un movimento che credette che " il "Partito", era quella "verità" che potesse dare consistenza allo sfasamento tra l'eredità culturale, cioè al pensiero tradizionale andino dei loro padri e la dolorosa presa di coscienza della loro discriminazione all'interno di una cultura urbano- criolla della quale lei formava parte.
Figlia di un prospero commerciante di Ayacucho, Edith Lagos cominciò a studiare giurisprudenza in una università privata della capitale guidando le prime azioni di Sendero Luminoso a Lima ed Ayacucho , quest'ultima una zona molto depressa delle Ande centrali. Da qui Sendero diffonderà la sua ideologia e comincerà negli anni Ottanta l'azione armata in coincidenza con il ritorno della democrazia e la restituzione dei beni espropriati dalla dittatura militare alle grandi borghesie del Paese.
Dopo la sua fuga, nel marzo '82, dal centro di reclusione ed adattamento sociale di Huamanga, Edith muore durante un combattimento con i militari ad Apurimac (Sierra sud del paese) nel settembre dello stesso anno. Aveva appena 19 anni. Ai suoi funerali accorse un popolo in massa. Mai era successo nella storia del Perù. Gustavo Gorriti che è stato uno dei primi a studiare l'apparizione del fenomeno Sendero Luminoso, scrisse che " quando il feretro venne portato in processione verso il cimitero, migliaia di persone accompagnarono i resti di quella ragazza che amava la poesia ed aveva sogni di riscatto sociale. Erano circa 35 mila persone: si trattò di una delle concentrazioni più grandi di quel periodo.
Edith Lagos è una delle figure che persiste come mito degli inizi della lotta armata di Sendero Luminoso in Perù
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Dall'alto della montagna
accanto a un'inerte pietra
all'aroma delle erbe selvatiche
chiedo:
Quanto manca perchè il fiume
aumenti il suo abbondande corso?
Perchè tormentosamente porti via
questo crudele presente.
[...]
Io chiedo al vortice:
Perchè ti dirigi al sud?
Che vuoi arrastrare?
L'iniquità del passato
installata laggiù
[...
Ma l'inerzia è rimasta dietro
accesi sono i tuoi sentimenti.
Erba silvestre, aroma puro
ti prego accompagnami nel cammino
sarai il balsamo della mia tragedia
sarai lo stimolo della mia gloria.
Sarai mia amica
quando crescerai
sulla mia tomba.
Lì: che la montagna mi ripari
che il fiume mi risponda
la pampa bruci,
il vortice ritorni, il cammino riposi
e la pietra?
[...]
La pietra lapide eterna sarà
incisa,
tutto resterà!
[«Il vortice ruppe la calma /El remolino rompió la calma» ]
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Secondo la testimonianza di Robin Kirk, alcuni di questi versi si trovano scolpiti sulla lapide della tomba di Edith Lagos nel cimitero di Huamaga (che ha subito vari attentati dinamitardi da gruppi paramilitari peruviani). La versione sarebbe leggermente diversa:
Erba selvaggia, puro profumo
Ti supplico segui il mio cammino
Sarai il mio balsamo e la mia tragedia
il mio profumo e la mia gloria
Sarai l'amico che fiorisce sulla mia tomba.
Lì, lascia che la montagna mi copra
lascia che i cieli mi rispondano
Nella pietra tutto resterà inciso.
«Yerba salvaje, puro perfume /Te suplico seguir mi camino/ Serás mi bálsamo y mi tragedia /mi perfume y mi gloria/ Serás el amigo que florece sobre mi tumba/ Allí, deja que la montaña me cubra, /deja que los cielos me respondan./ En la piedra todo quedará grabado»
... nessuno
puo' negare che in questo paese, in questo
continente stiamo morendo tutti di vergogna.
Quì sto perdendo amici, cercando
vecchi compagni d'arme, guadagnandomi tardivamente
la vita, volendo respirare
pezzetti di speranze, boccate di coraggio; uscire
volando per non fare acqua, per
vedere tutta la terra e cadere nelle sue braccia. Paco Urondo
(...nadie
pudo negar que en este país, en este
continente, nos estamos todos muriendo de vergüenza.
Aquí estoy perdiendo amigos, buscando
viejos compañeros de armas, ganándome tardíamente
la vida, queriendo respirar
trozos de esperanzas, bocanadas de aliento; salir
volando para no hacer agua, para
ver toda la tierra y caer en sus brazos". Paco Urondo
Dall'altro lato delle sbarre c'è la realtà, da
questo lato delle sbarre c'è pure
la realtà, l'unica irreale
è la grata di ferro; la libertà è reale anche se non si sa bene
se appartiene al mondo dei vivi. al
mondo dei morti, al mondo delle
fantasie o al mondo della vigilia, a quello dello sfruttamento
della produzione.
I sogni, sono sogni; i ricordi, quel
corpo,quel bicchiere di vino, l'amore e
le fragilità dell'amore, certo, fanno
parte della realtà, uno sparo nella
notte, nella fronte di questi fratelli, di questi figli, quelle
grida irreali di dolore reale dei torturati
nell'angelus eterno e sinistro in una brigata di polizia qualsiasi
sono parte della memoria, non suppongono necessariamente
il presente, ma appartengono alla realtà. L'unica apparente
è la grata, quadrettando il cielo, il canto
perduto di un detenuto, ladro o combattente, la voce
fucilata, resuscitata al terzo giorno in un volo immenso
coprendo la Patagonia
perchè i massacri, le redenzioni, appartengono alla realtà come
la speranza riscattata dalla polvere, dall'innocenza
estiva: sono la realtà come il coraggio e la convalescenza
della paura, quell'aria che si resiste a tornare dopo il pericolo
come i progetti di un intero popolo che marcia
verso la vittoria
o verso la morte, che inciampa, che impara a difendersi
a riscattare il suo, la sua
realtà.
Malgrado a volte sembri una menzogna, l'unica
menzogna non è nemmeno il tradimento, è
semplicemente una grata di ferro che non appartiene alla realtà.
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La verdad es la única realidad
Del otro lado de la reja está la realidad, de
este lado de la reja también está
la realidad; la única irreal
es la reja; la libertad es real aunque no se sabe bien
si pertenece al mundo de los vivos, al
mundo de los muertos, al mundo de las
fantasías o al mundo de la vigilia, al de la explotación o
de la producción.
Los sueños, sueños son; los recuerdos, aquel
cuerpo, ese vaso de vino, el amor y
las flaquezas del amor, por supuesto, forman
parte de la realidad; un disparo en
la noche, en la frente de estos hermanos, de estos hijos, aquellos
gritos irreales de dolor real de los torturados en
el angelus eterno y siniestro en una brigada de policía
cualquiera
son parte de la memoria, no suponen necesariamente
el presente, pero pertenecen a la realidad. La única aparente
es la reja cuadriculando el cielo, el canto
perdido de un preso, ladrón o combatiente, la voz
fusilada, resucitada al tercer día en un vuelo inmenso
cubriendo la Patagonia
porque las masacres, las redenciones, pertenecen a la realidad, como
la esperanza rescatada de la pólvora, de la inocencia
estival: son la realidad, como el coraje y la convalecencia
del miedo, ese aire que se resiste a volver después del peligro
como los designios de todo un pueblo que marcha
hacia la victoria
o hacia la muerte, que tropieza, que aprende a defenderse,
a rescatar lo suyo, su
realidad.
Aunque parezca a veces una mentira, la única
mentira no es siquiera la traición, es
simplemente una reja que no pertenece a la realidad.
Cárcere di Villa Devoto, aprile 1973 da "Poemas de batalla", antología di Paco Urondo pubblicata dalla editorial Planeta, 1998
---------------------------------------- Parole di Juan Gelman per Paco Urondo
Dicono che uno scrittore attraversa al morire un purgatorio di venti anni nella memoria pubblica
Il termine e gia' scaduto per quel gran poeta che fu - che è - Francisco Urondo, caduto in combattimento contro la dittatura militare un giorno di giugno del '76, a 46 anni. Lasciava un libro inedito. Cuentos de batalla ( racconti di battaglia) , che si perse nella notte genocida.
Come Rodolfo Walsh, come Haroldo Conti, Paco scrisse fino alla fine, in mezzo a lavori, fatiche. urgenze, pericoli della vita clandestina. Per questi pilastri della letteratura nazionale argentina mai ci furono contraddizioni tra la militanza per una patria giusta, libera e sovrana e la condizione della scrittura.
Quando in questo tempo della depassione si ricordano le polemiche degli anni Sessanta - alcuni pretendevano di fare la Rivoluzione con la scrittura; altri, abbandonavano la scrittura in vista della Rivoluzione - si percepisce in tutta la sua grandezza quello che Paco, Rodolfo, Haroldo ci mostrarono: la profonda unita' di vita e opera che uno scrittore ed i suoi testi possono raggiungere.
Non vi furono abissi tra esperienza e poesia.
Avvoltoi della sconfitta - che sempre si sono guardati molto ogni centimetro di pelle - hanno rimproverato a Paco la sua capacita' di rischiare la vita per un ideale.
Paco non voleva morire, ma non poteva vivere senza opporre la sua bellezza all'ingiustizia, come dire, senza rispettare il mestiere che di piu' amava. Lui aveva ascoltato l'appello di Rimbaud "Cambiate la vita !". Era convinto che soltanto da una nuova vita puo' nascere la nuova poesia:
La mia fiducia si appoggia nel profondo disprezzo/ per questo mondo disgraziato. Gli darò/
la vita perchè nulla continui come è, scrisse .
Per questo lotto' ; perche' il mondo intero entrasse nella storia dell'allegria.
... E la storia dell'allegria non sarà privativa, ma di tutta la baruffa della terra, dell' aria, della spalla e del profilo, la tosse e le risate. Non sono piu' di quì: mi sento appena una memoria di passaggio. La mia fiducia si appoggia nel profondo disprezzo per questo mondo disgraziato. Gli darò la vita perche' nulla continui ad essere com'è.
Paco Urondo
"Impugnai un'arma perchè cercavo la parola giusta"
Dopo tutto, e avendolo pensato bene, non ho
motivi per lagnarmi o protestare:
ho sempre vissuto nella gloria, nulla
d’importante mi è mancato.
E’ vero, non ho mai voluto l’impossibile; innamorato
delle cose di questo mondo con incoscienza e dolore.
e paura e angoscia.
Da molto vicino ho conosciuto l’imperdonabile allegria; ho avuto
sogni spaventosi e buoni amori, leggeri e colpevoli.
Ho vergogna delle mie pretese; una gallina goffa,
malinconica, debole, poco interessante,
un ventaglio di piume che il vento disprezza,
sentiero che il tempo ha cancellato.
Gli istinti hanno morso la mia giovinezza e ora,
senza rendermene conto, sto iniziando
una maturità equilibrata, capace di spazientire
chiunque o annoiare di colpo.
Gli errori sono stati definitivamente dimenticati; la
memoria è morta e si lamenta
con altri dei incagliati nel sonno e i cattivi sentimenti.
Il deperibile, lo sporco, il futuro, hanno saputo intimidirmi
ma li ho sconfitti per sempre;
so che futuro e memoria si vendicheranno un giorno.
Passerò inavvertito, con falsa modestia, come Cenerentola,
anche se alcuni
mi ricordano con affetto o scoprano il mio scarpino;
e anche stiano morendo.
Non scarto la possibilità
della fama e del denaro; le basse passioni e l’inclemenza.